Investire in titoli: guida per principianti

1 Investimento di rischio (azionario)
Obiettivo: incrementare il valore del capitale investito nel medio/lungo periodo (minimo 5 anni).
Fattori da considerare:
1. Peso
2. Composizione

1.1 Peso
Il peso percentuale da assegnare alla componente azionaria sul proprio portafoglio titoli dipende da due fattori: A. le aspettative di rendimento e B. la rischiosità delle azioni.

1.1.1 Aspettative di rendimento
Più alta è l'aspettativa di rendimento, maggiore la quota da investire in azioni.

In base ai risultati storici, nella maggior parte degli scenari di investimento con durata di oltre 10 anni, il rendimento delle azioni è risultato superiore a quello dei bond.

Il problema è che si conosce la redditività storica dell'investimento in azioni, ma ciò che serve è conoscere la redditività futura (cioè prevista), molto più difficile da stimare.

Sono possibili 2 distinte modalità d'investimento volte ad incrementare il rendimento atteso:  timing e averaging.

1.1.1.1 Timing
Col timing si procede ad acquistare più azioni quando, in base alla nostra valutazione, il loro rendimento previsto è alto (o il loro prezzo è basso); a ridurne gli acquisti nel caso opposto.

Può essere effettuato utilizzando per gli acquisti solo i nuovi flussi di cassa da investire o, eventualmente, anche liquidando in parte il portafoglio obbligazionario, nel caso i flussi di cassa aggiuntivi siano insufficienti.

In questo secondo caso si deve tenere conto che il rendimento dei nuovi investimenti risente dei maggiori costi di intermediazione dovuti alla vendita di titoli già in portafoglio.

Il timing presuppone la capacità sistematica di prevedere il rendimento futuro dell'investimento azionario o di valutare la sopra/sottovalutazione corrente della borsa rispetto ad una situazione media.

Vi sono varie metodologie applicabili a tale fine, ma bisogna tenere conto che la loro affidabilità è, nel migliore dei casi, solo parziale.

Tra le varie metodologie esistenti due delle più valide dal punto di vista teorico, con buone risultanze storiche (tramite backtesting) e con dati disponibili pubblicamente prevedono rispettivamente l'utilizzo dell'indice CAPE (anche noto come Shiller PE, dal nome del suo ideatore) e del rapporto PB; applicati al mercato azionario mondiale.

CAPE (cyclically adjusted price earning ratio) è il rapporto tra il prezzo dell'azione e l'utile medio degli ultimi 10 anni, corretto per l'inflazione; è poco sensibile a fluttuazioni di redditività societaria a breve periodo.

PB (price to book) è il rapporto tra il prezzo dell'azione e il patrimonio netto per azione.

L'inverso del CAPE (1/CAPE) e del PB (1/PB) sono indicatori di convenienza dell'investimento azionario: più sono alti meno sono "care" le azioni, più "probabile" un loro rendimento soddisfacente nel lungo periodo e più basso il rischio di forti correzioni di prezzo (drawdown) nel breve/medio periodo.
Stima del rendimento reale netto atteso per l'investitore italiano,
mercato azionario mondiale30/04/2018Cape, media mondiale: 24,0
PB, media mondiale: 2,1
Cape: [(1/Cape)*1,15+2% infl]*(1-26% tax)-2% infl = 3,0%
PB: [(1/PB)*0,130+2% infl]*(1-26% tax)-2% infl = 4,1%
Range 3,0% - 4,1%
Dati: StarCapital AG, rielaborati.
Problema: se il tempismo è sbagliato si rischia di sottoinvestire nel mercato azionario rispetto ad una strategia di averaging, con conseguente sottoinvestimento, non programmato, nel lungo periodo.

1.1.1.2 Averaging
Con l'averaging si cerca di avere un prezzo di acquisto medio delle azioni che non risenta dei periodi di sopravvalutazione del mercato.

Si attua acquistando periodicamente (ogni mese, trimestre, semestre) un importo in Euro prefissato, calcolato in base alla capacità di risparmio individuale.

Vantaggio: le azioni sono acquistate in numero maggiore quando la loro quotazione è bassa, e minore quando è alta: così facendo il prezzo medio di acquisto risente meno dei periodi di esuberanza di borsa.

Problema: Può risultare psicologicamente difficile operare acquisti in periodi di calo di borsa, quando tutti vendono.

1.1.2 Rischio
Vi sono varie misure di rischiosità dell'investimento in azioni: la principale è la volatilità del portafoglio.

A noi interessa solo la parte negativa di tale variabilità, cioè la perdita di valore del portafoglio azionario.

Normalmente le fluttuazioni negative si esauriscono più velocemente di quelle positive, per cui, per delineare una misura psicologicamente significativa di tale rischio, possiamo concentrarci sui cosiddetti "crolli di borsa".

Introduciamo quindi una misura di tali crolli: il drawdown.

Il drawdown, che potremmo tradurre con calo o declino. è la perdita massima percentuale di valore del portafoglio azionario rispetto all'ultimo prezzo massimo registrato.

Possiamo quindi considerare come misura del rischio del nostro portafoglio azionario il massimo drawdown che si ipotizza possibile in futuro, stimato normalmente facendo riferimento all'esperienza degli ultimi 70 anni.

Utilizzando come parametro di riferimento il MSCI World Index, che copre i principali 1.600 titoli azionari mondiali, vediamo che il drawdown annuale massimo è stato registrato nel 2008 con un -35,4%, mentre il più elevato, che si è protratto per tre anni dal 2000 al 2002 è stato pari al -53,7%.

Possiamo quindi utilizzare un valore attorno al -50% [46% stima al 30/04/18] come massimo scenario negativo futuro e calcolare il peso che intendiamo dare alla componente azionaria del nostro portafogli titoli in base alla valutazione della nostra capacità psicologica di resistere a un tale livello di svalutazione, senza vendere.

Va sottolineato infatti che il drawdown diventa perdita solo nel caso si decida di vendere durante tale declino; nel caso si mantenga la propria posizione azionaria senza vendere, gli anni successivi sono normalmente in grado di più che recuperare le quotazioni perse, come risulta dalle statistiche degli ultimi 70 anni che mostrano la convenienza complessiva dell'investimento azionario.

Nel caso si ritenga di riuscire a reggere un drawdown del 50%, la quota azionaria ottimale è il 100% del portafoglio titoli, quota che si riduce proporzionalmente in funzione di una minore capacità di resistenza psicologica al drawdown.

1.2 Composizione
Una volta stabilita il peso della componente azionaria nel proprio portafoglio bisogna decidere, quanti e quali titoli inserirvi.

1.2.1 Numerosità
Il mercato borsistico, misurato dall'andamento degli indici azionari, è di per sè rischioso, ma tale rischio (sistematico) viene remunerato dal mercato con un rendimento medio superiore a quello ottenibile con investimenti più sicuri.

Nel caso di portafoglio azionario costituito da azioni di una o di poche imprese distinte (fino a 40), siamo in presenza di un rischio aggiuntivo, chiamato non sistematico o idiosincratico, costituito dall'andamento specifico del singolo titolo.

Tale rischio non e remunerato e pertanto va evitato, investendo in un numero sufficiente di titoli azionari distinti.

Il metodo più semplice e conveniente è costituito dall'acquisto di quote di fondi comuni azionari o di ETF (exchange traded fund) azionari: con un singolo acquisto si comprano, pro-quota, centinaia o migliaia di titoli azionari distinti, attuando una efficace eliminazione del rischio non sistematico.

1.2.2 Selezione titoli
Quali singoli titoli vanno comprati? In base a quale criterio dovremmo preferire un'impresa ad un'altra?

Il principio generale è quello di diversificare il più possibile secondo vari criteri quali:
provenienza geografica,
settore di attività,
dimensione,
caratteristiche finanziarie (ad es. indice P/E - rapporto prezzo utili; indice P/B - rapporto prezzo di mercato valore contabile, ROE redditività).

Si può scegliere di adottare una delle due metodologie possibili: rotazione e campionatura.

1.2.2.1 Rotazione
Con questa metodologia si concentrano gli acquisti su titoli che appartengono a categorie specifiche, che si ritiene offrano un buon rendimento prospettico.

La rotazione, e il simile metodo di stock picking che si concentra sulla selezione non sistematica dei singoli titoli azionari, comporta un livello aggiuntivo di rischio connesso alla necessità di possedere notevoli e non usuali capacità analitiche e sufficienti risorse temporali.

Nel caso si può optare per una versione più blanda di tale metodologia, attuata attraverso la sovrapesatura di alcuni settori e caratteristiche preferite.

1.2.2.2 Campionatura 
Il metodo campionario prevede l'acquisto di tutti i titoli azionari presenti sul mercato, normalmente in proporzione al loro valore di mercato.

Nel caso si può attuare anche attraverso l'acquisto di un campione rappresentativo dei titoli che compongono l'universo considerato o attraverso l'acquisto di titoli derivati rappresentativi di indici azionari.

2 Investimento in titoli di debito (Bond)
Obiettivo: ottenere il massimo rendimento prospettico compatibile con un basso rischio. Controbilancia la quota di portafoglio investita in azioni.

Fattori di rischiosità:
1. Valuta
2. Rischio di default
3. Fluttuazione
4. Inflazione

2.1 Valuta
Investire in bond Non Euro trasforma un investimento a basso rischio in uno ad alto rischio.

Per di più la sua rischiosità non viene remunerata (come invece accade nell'investimento azionario) perché gli investitori del paese emittente, che stabiliscono il prezzo di mercato, non lo percepiscono come rischioso e quindi lo prezzano come sicuro.

Consiglio: investire solo in bond in Euro.

2.2 Rischio di default
E' il rischio che l'emittente non paghi, in tutto o in parte, il capitale prestato e/o gli interessi maturati, o lo faccia in ritardo.

Consiglio:
A. investire in bond investment grade cioè con rating di almeno BB, con bassa probabilità (storica) di default e contemporaneamente
B. investire in un portafoglio diversificato di bond (emittenti diversi): perché il default accade anche con emittenti ad alto rating (se pure con bassa probabilità) e se accade per il bond che detieni, perdi tutto.

2.3 Fluttuazione
I bond a tasso fisso sono soggetti a fluttuazioni di prezzo quando variano i tassi di mercato. La fluttuazione è proporzionale alla durata residua (duration): più è lunga più è alta.

Si tratta di un rischio cui si è soggetti solo se si vende prima della scadenza, ma anche se si prevede di detenere il bond fino alla scadenza non si può mai essere sicuri che non si presenti il caso di dovere liquidare il portafoglio per necessità finanziare urgenti.

Consiglio:
A. investire in bond a tasso variabile (floating rate notes) oppure
B. investire in bond a tasso fisso con durata breve, 0-5 anni.
Confronto livello fluttuazioni di un'obbligazione a tasso fisso, in base alla sua duration residua, supponendo un aumento dei tassi di mercato, dal 5% al 6%:
     Duration  Diminuzione
     residua   di
     (anni)    prezzo

      1         -1,0%
      2         -1,9%
      3         -2,8%
      4         -3,7%
      5         -4,6%
     10         -9,0%
     15        -13,2%
     20        -17,2%


2.4 Inflazione
I bond a tasso fisso vengono emessi ad un prezzo iniziale che tiene conto della previsione di inflazione del momento. Nel caso l'inflazione effettiva si riveli superiore a quella prevista ci sarà una perdita del valore d'acquisto del proprio capitale al momento del rimborso del titolo.

Consiglio:
A. investire in titoli di stato indicizzati all'inflazione (europea o italiana) oppure
B. investire in bond a tasso fisso con durata breve, 0-5 anni, in cui il rinnovo dell'investimento è fatto a un tasso che tiene conto dell'inflazione corrente, oppure
C. investire in bond a tasso variabile (floating rate notes), in cui ogni cedola ha un rendimento indicizzato ai tassi di mercato, che tengono conto dell'inflazione corrente.


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